giovedì 27 settembre 2012

Olivetti: la produzione. Di Vincenzo Desiderato

La macchina per scrivere esce dall’ufficio
Dopo la storica Olivetti M1, presentata nel 1911, bisogna attendere il 1920 per l’uscita un nuovo modello, la M20, e il 1930 per vedere il terzo, la M40. Sono tutte e tre macchine standard, pesanti e massicce, destinate ad un uso professionale negli uffici. Ma per ampliare le vendite occorre rivolgersi a nuove categorie di utenti e nel 1932, poco dopo il lancio della M40, l’Olivetti presenta una macchina per scrivere portatile: è la MP1.
MP1 - foto di Vincenzo Desiderato
L’idea del nuovo prodotto parte da Gino Martinoli e Adriano Olivetti, che poi seguono da vicino il progetto sviluppato in tempi molto brevi da Riccardo Levi; il design è di Aldo Magnelli. Per il mercato non è una novità: altri concorrenti da tempo hanno in offerta macchine portatili, ma per l’Olivetti è un cambiamento importante: il progetto ha richiesto un uso diverso dei materiali, un design completamente nuovo e anche un diverso approccio della rete commerciale. Rispetto ai 17 chili della M1, la MP1 pesa “solamente” 5,2 chili; è alta 11,7 centimetri, quasi la metà della M1, ed è destinata oltre che al mondo degli uffici anche agli utenti privati.
Il design è più leggero, gradevole: la meccanica che nei modelli precedenti veniva ostentata quasi con aggressività, ora è in parte mascherata dalla carrozzeria; la struttura verticale, monumentale, della M1 viene appiattita e alleggerita, così che la macchina possa più facilmente inserirsi anche nell’arredamento di un’abitazione. Al tradizionale (e unico) colore nero della M1 e della M20 si aggiungono sette diversi colori (rosso, blu, azzurro, marrone, verde, grigio e avorio) – una variabile in più da gestire nell’organizzazione della produzione e delle vendite. Inoltre, si è dovuto investire in nuove filiali, nuovi negozi, nuovi venditori per costruire una rete commerciale capace di raggiungere in modo capillare anche i privati. Sono i primi passi verso il mercato di massa.
Nel 1933 vengono prodotte 9.000 MP1, contro 15.000 macchine standard: un risultato apprezzabile, tanto più che i mercati risentono ancora della grave crisi del 1929. Alla vigilia della guerra, nel 1939, la produzione di portatili (MP1) e semistandard (Studio 42, modello con cui nel 1935 l’Olivetti entra nel settore intermedio tra portatili e macchine standard) arriva a sfiorare le 20.000 unità. Anche la Invicta, società torinese controllata dalla Olivetti, dal 1938 produce MP1, che vende col proprio marchio. La produzione Invicta cesserà nel 1950, quando la società verrà totalmente incorporata nell’Olivetti e il marchio sarà abbandonato.
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