mercoledì 21 marzo 2012

Macchine per scrivere: il Cembalo Scrivano

Il Cembalo Scrivano è costituito da più di 800 componenti fatti a mano in legno, ferro ed ottone. La macchina è fissata su una base di legno. La tastiera è costituita da 31 tasti di forma rettangolare in madreperla e avorio, distribuiti su due linee sovrapposte; sui tasti sono raffigurati le lettere dell'alfabeto ed i segni di interpunzione, mentre un tasto è riservato alla spaziatura. I tasti sono montati su leve in legno collegate a martelletti portacaratteri, appesantiti con piombini per aumentarne la forza di battitura. I martelletti sono disposti circolarmente attorno ad un anello in ottone, sorretto da quattro colonnine in ferro fissate nella base. I tiranti delle leve e le molle di ritorno dei tasti sono in ferro. Ingranaggi di orologi costituiscono il sistema di traino del carrello e del nastro inchiostratore.
MODALITÀ D'USO
Premendo un tasto, il sistema di leve fa scattare il martelletto portacarattere che batte sul foglio di carta dal basso verso l'alto. L'inchiostrazione avviene tramite nastro. Attraverso un sistema di scappamento, ad ogni battuta di tasto il carrello portacarta compie uno spostamento, permettendo la composizione della riga; un campanello avvisa della fine della riga. Il meccanismo di ritorno del carrello è comandato manualmente attraverso una cordicella.
NOTIZIE STORICO-CRITICHE
Il Cembalo Scrivano compie un passo decisivo verso la realizzazione di un dispositivo in grado di scrivere meccanicamente; l'invenzione brevettata da Ravizza, in effetti, non risulta troppo differente dal brevetto di Sholes del 1868, comunemente riconosciuto come l'atto di nascita della macchina per scrivere. Non è possibile datare con certezza l'esemplare del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia; dallo studio dei diari di Ravizza è possibile collocare i modelli da lui prodotti in un arco cronologico che corre dal 1837 al 1882.

Il primo dei tre brevetti ottenuti risale al 1855, l'ultimo è del 1883. Nonostante diversi modelli fossero stati presentata in varie esposizioni (Novara nel 1856, Torino nel 1857, Firenze nel 1861, Londra nel 1863 e Milano nel 1881), ottenendo anche alcuni riconoscimenti, l'invenzione di Ravizza non riuscì tuttavia a risvegliare l'attenzione dell'opinione pubblica e del mondo industriale, i quali, pur lodandone l'ingegnosità, non seppero intuirne l'utilità.
Fonte: Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci
Posta un commento