venerdì 2 dicembre 2011

Gli Inventori Italiani: G.B. Marchesi

Se oggi digiti su un motore di ricerca G.B. Marchesi, nei primi risultati troverete di tutto ma non quello che troverete leggendo questo post: aziende agricole, ristoranti, aziende vinicole, i ragguagli di Parnaso, e così via.

Il nostro G.B. Marchesi allora chi è?

Nel 1851, 10 anni prima dell'Unità d'Italia, si tenne a Londra la prima esposizione internazionale interamente finanziata da fondi privati. La Great Exhibition of London, la prima Esposizione Universale nella storia ed il suo tema era "L'Industria di tutte le nazioni", suddivisa in 4 categorie: materiali grezzi, macchinari e invenzioni meccaniche, manifatture, sculture e arti plastiche. Secondo Nikolaus Pevsner fu l'evento che inaugurò l'era moderna, l'era dell'industria per quanto riguarda l'architettura ed il design industriale.
Il simbolo stesso dell'Exhibition era il Crystal Palace, un edificio che riassumeva in sé gli elementi della modernità, l'acciaio ed il vetro, la prefabbricazione degli elementi costruttivi chene permisero la realizzazione in tempi da record e con prezzi altrettanto bassi.
L'esposizione fu vinta da Josep Paxton con il Crystal Palace, costruito interamente in vetro e ferro (materiali innovativi per l'epoca). Il Crystal Palace rievocava il concetto stesso dell'esposizione, in quanto era considerato come proprio e vero oggetto (era smontabile e costruito con pezzi in serie).
Nonostante l'alto numero di visitatori.. non si potè parlare ancora di arte applicata all'industria... in quanto la funzione era ancora considerata più importante dell'estetica. D'altra parte ci fu un intenso interesse verso ciò che era considerato come oggetto in serie.
Grazie all'esposizione si affermarono però numerosi nuovi oggetti.. come la macchina per scrivere.

Ma allora il nostro Marchesi era presente alla Great Exhibition of London? Ora è più facile fare una ricerca in rete. Digitiamo: exhibition 1851 "g.b.marchesi" e voilà, abbiamo soltanto 8 risultati: una via, un sito di letteratura, un cardinale, appunti su Dante, ma nulla in relazione al nostro mondo delle macchine per scrivere.

Facciamo un salto indietro nella nostra storia.

Girolamo Cardano (1501-1576) oltre ad essere ricordato per l'invenzione della serratura a combinazione, la sospensione cardanica e il giunto cardanico e per l'accusa di eresia nel 1570 per aver elaborato e pubblicato nel 1554 un oroscopo di Gesù, tra le altre invenzioni, questo matemetico italiano, aveva individuato un modo di insegnare ai ciechi a leggere e a scrivere con il senso del tatto.  Si tracciava con un punteruolo d'acciaio o con la stilo il contorno di ciascuna delle lettere dell'alfabeto, incisa su metallo, fino a quando non si riusciva a distinguere le lettere con il tatto e riprodurle su carta.

Nel 1575 Rampazetto produsse a Roma, in calcografia lelettere intagliate nel legno. La sua invenzione fù dedicata a San Carlo Borromeo.

Padre Francesco Lana-Terzi, lo stesso gesuita italiano che ha anticipato da oltre un secolo il sistema di lettura labiale per sordomuti, ha anche suggerito, come un miglioramento rispetto invenzione di Cardano per i non vedenti, una guida costituita da una serie di fili e corde disposte in linee parallele alla stessa distanza l'uno dall'altro, così da assicurare una scritta dritta e l'uniformità dello spazio tra le righe. Oltre a questo, Lana-Terzi descrive, nel suo "Prodromo", la sua invenzione, con la quale i non vedenti possono ecorrispondere tra loro con un codice segreto. E 'così semplice che può essere imparato in poche ore. Invece di costringere una persona non vedente ad imparare a formare tutte le lettere dell'alfabeto, i tre metodi sottolineati da Lana-Terzi richiede solo una conoscenza tattile delle lettere, la familiarità con le loro posizioni nelle rispettive sezioni, e un po 'di abilità.

Ma il nostro Marchesi? purtroppo in rete non c'è traccia, e allora vi racconto una breve storia su questo nostro connazionale. Gian Battista Marchesì ricevette una medaglia, durante  la Great Exhibition of London per aver inventato, nel 1850, una macchina capace di scrivere caratteri a rilievo e visibili, usata a quel tempo nell’Istituto dei Ciechi di Milano.

L’Istituto dei Ciechi di Milano ha dedicato un museo ha allestito al suo interno un museo unico nel suo genere che raccoglie strumenti, macchine speciali, libri stampati per i ciechi e materiali tiflodidattici che testimoniano la trasformazione avvenuta nella scuola dell’Istituto, dall’uso della scrittura visiva in rilievo a quella in codice Braille.

A Louis Braille si deve l’ideazione intorno al 1829 del metodo di scrittura e lettura con combinazione di punti in rilievo, che da lui prese il nome.

Purtroppo al momento sul sito ufficiale dell'Istituto non c'è nessuna menzione sui nostri inventori ma ci sto lavorando. Ringrazio il museo per le due immagine pubblicate.
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